L’immagine è stampata nella nostra memoria collettiva, complice Hollywood e secoli di propaganda: l’imperatore Nerone, grassoccio e folle, che pizzica la cetra e canta la caduta di Troia mentre Roma viene divorata dalle fiamme. È il ritratto perfetto della tirannia: un leader che gode della distruzione del suo popolo. C’è solo un piccolo problema: è quasi certamente una Fake News. Una delle più antiche e riuscite della storia. “Codex Historia” vi porta nella notte del 18 luglio del 64 d.C. per riabilitare (almeno in parte) l’imperatore più odiato di sempre.

L’alibi di ferro dell’imperatore Nerone
Quando scoppiò il Grande Incendio, partito dal Circo Massimo e alimentato dal vento estivo, Nerone non era sul Palatino a godersi lo spettacolo. Secondo lo storico Tacito (che non era certo un fan dell’imperatore, ma amava i fatti), Nerone si trovava ad Anzio, la sua città natale, a circa 50 km di distanza.
Appena ricevuta la notizia, non prese la cetra: prese un cavallo (o un carro veloce). Tornò precipitosamente a Roma per coordinare i soccorsi.
Quello che fece dopo non sembra l’opera di un piromane:
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Aprì i suoi giardini privati (e il Campo Marzio) per ospitare i senzatetto.
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Abbassò drasticamente il prezzo del grano per sfamare la popolazione disperata.
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Diede ordine di costruire alloggi temporanei.
Se avesse voluto bruciare la città per divertimento, si stava impegnando molto per salvarla.
Il movente c’era, ed era immobiliare. Dopo l’incendio, Nerone requisì una vasta area del centro bruciato per costruire la sua faraonica reggia, la Domus Aurea (la Casa d’Oro). Per i suoi nemici politici (il Senato e l’aristocrazia), fu facile fare 2+2: “Ha bruciato le nostre case per farsi la villa”.
In realtà, l’incendio fu probabilmente accidentale, causato dalle strutture in legno marcio e dall’olio stoccato nei magazzini, in una città sovraffollata e con strade strettissime.
Il vero crimine dell’Imperatore
Nerone non fu un santo. Quando si accorse che le voci contro di lui non si placavano, fece quello che ogni politico spregiudicato fa: trovò un capro espiatorio. Scelse una piccola, strana setta orientale di cui la gente diffidava: i Cristiani.
Per scagionare sé stesso, ordinò le prime, brutali persecuzioni. I cristiani furono trasformati in torce umane per illuminare i suoi giardini. Questo orrore è storico e reale. Nerone non bruciò Roma, ma bruciò innocenti per salvare la sua reputazione.

Ironia della sorte, dopo l’incendio, Nerone ricostruì Roma meglio di prima. Impose regole moderne: strade larghe per evitare il propagarsi delle fiamme, edifici in pietra invece che in legno, e portici per proteggere dal sole. La Roma imperiale che ammiriamo oggi deve molto al piano regolatore di quel “pazzo” che, molto probabilmente, quella notte pianse insieme al suo popolo.

