Il dibattito moderno su Cristoforo Colombo, eroe o genocida?

Non solo Niña e Pinta. Il lato oscuro di Colombo: governatore spietato, iniziatore della schiavitù e responsabile del genocidio dei Taíno. La verità dietro il dibattito che abbatte le statue.

Pochi nomi nella storia evocano immagini così contrastanti come quello di Cristoforo Colombo. Per generazioni, è stato “l’Eroe dei Due Mondi“, il navigatore genovese che, con coraggio e acume, sfidò l’Oceano e “scoprì” l’America nel 1492. È l’uomo della Niña, della Pinta e della Santa Maria; l’incarnazione del Rinascimento, dell’esplorazione e dell’audacia.

Negli ultimi decenni, però, questa statua dorata ha iniziato a mostrare crepe profonde. Oggi, in molte città, le sue statue vengono abbattute o vandalizzate, e il “Columbus Day” è stato sostituito dall'”Indigenous Peoples’ Day” (Giornata dei Popoli Indigeni). La domanda che “Codex Historia” si pone è: come siamo passati dall’eroe al mostro? E, soprattutto, chi era davvero Colombo?

Cristoforo Colombo @codexhistoria

Il navigatore dei due mondi

Non si può negare l’abilità di Colombo come navigatore. In un’epoca in cui molti marinai temevano l’ignoto, lui progettò un’impresa rivoluzionaria: raggiungere l’Oriente (le Indie) navigando verso Occidente. Certo, i suoi calcoli sulla circonferenza terrestre erano sbagliati (credeva che la Terra fosse molto più piccola), ma la sua determinazione nel trovare finanziamenti e nel guidare tre navi attraverso l’Atlantico fu straordinaria. Il 12 ottobre 1492, quando sbarcò su un’isola delle Bahamas (che chiamò San Salvador), cambiò la mappa del mondo per sempre. Da quel momento, il mondo non fu più lo stesso.

Il problema sorge quando Colombo smette i panni dell’esploratore e indossa quelli del governatore. Quando arrivò nei Caraibi, incontrò i Taíno, un popolo pacifico che lo accolse con ospitalità. Colombo, nei suoi diari, li descrisse come miti, generosi e “adatti per essere comandati”.

La sua missione non era scientifica; era economica. Cercava l’oro. Non trovandone in quantità sufficienti, Colombo, nominato Viceré e Governatore delle Indie, impose un regime brutale sull’isola di Hispaniola (oggi Haiti e Repubblica Dominicana). Richiese che ogni Taíno sopra i 14 anni consegnasse una quota d’oro ogni tre mesi. Chi non ci riusciva, subiva punizioni terribili: la più nota era il taglio delle mani.

L’arrivo di Colombo nelle Americhe

Una catastrofe annunciata

Colombo non solo impose tributi impossibili, ma diede inizio alla schiavitù nel Nuovo Mondo. Spedì centinaia di Taíno in Spagna per venderli (molti morirono durante il viaggio) e istituì il sistema della repartimiento (precursore dell’orribile encomienda), che di fatto riduceva gli indigeni a servi dei coloni spagnoli.

Le malattie portate dagli europei (come il vaiolo), contro cui i nativi non avevano difese immunitarie, fecero la maggior parte del lavoro sporco. Ma furono la violenza, la schiavitù, le mutilazioni e la distruzione sistematica della loro società, iniziate sotto il governatorato di Colombo, a causare un collasso demografico. Si stima che la popolazione di Hispaniola sia passata da centinaia di migliaia di persone (alcuni dicono milioni) a poche migliaia in pochi decenni.

Colombo era un “uomo del suo tempo”? Fino a un certo punto. La sua avidità e la sua crudeltà come amministratore furono così estreme che persino la Corona Spagnola, allarmata dai resoconti (e dal caos amministrativo), lo fece arrestare e riportare in Spagna in catene nel 1500.

Definirlo “genocida” implica l’intenzione di sterminare un popolo. Forse la sua intenzione era “solo” quella di sfruttarli fino alla morte per avidità. Ma il risultato delle sue azioni fu, innegabilmente, un genocidio.

Cristoforo Colombo fu un navigatore brillante e un amministratore spietato. Fu l’uomo che collegò due mondi e, allo stesso tempo, l’uomo che diede inizio alla fine di uno di essi. La storia non è mai semplice.

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