Il nome Gengis Khan evoca immagini di orda, di cavalleria inarrestabile e di imperi in fiamme. Fu, senza dubbio, uno dei più grandi conquistatori della storia, il cui impero, al suo apice, si estendeva dalla Corea all’Ungheria. Milioni di persone morirono sotto la sua spada. Ma c’è un aspetto della sua eredità che pochi conoscono e che “Codex Historia” è qui per svelare: Gengis Khan potrebbe aver contribuito a raffreddare il pianeta.
Sembra un paradosso, quasi una fantasia, ma dietro questa affermazione c’è una sorprendente logica scientifica.

Un apocalisse demografico
Tra il 1206, quando Temüjin fu proclamato Gengis Khan, e la fine del XIII secolo, le conquiste mongole furono di una brutalità e una portata senza eguali. Città intere furono rase al suolo, popolazioni massacrate o ridotte in schiavitù, campi devastati. La stima delle vittime varia, ma si parla di decine di milioni di persone, con alcuni storici che ipotizzano fino a 40-50 milioni di morti.
Le regioni più colpite furono l’Asia Centrale, la Persia, la Cina settentrionale e parti dell’Europa orientale. Interi sistemi agricoli, che avevano sostenuto milioni di vite per secoli, furono distrutti. Canali di irrigazione furono sabotati, campi dati alle fiamme e città fertili trasformate in desolate rovine.
Il processo di riforestazione involontaria
Ed è qui che entra in gioco l’aspetto climatico. La morte di così tante persone, e la conseguente distruzione delle loro società, ebbe un effetto inaspettato sull’ambiente.
-
Campi abbandonati: Con milioni di contadini uccisi o dispersi, vaste aree di terra coltivata in Cina e in Asia Centrale furono semplicemente abbandonate.
-
Riforestazione naturale: Quando i campi vengono lasciati incolti, la natura si riprende. Alberi e vegetazione ricominciarono a crescere rigogliosi su queste terre abbandonate.
-
Assorbimento di carbonio: Gli alberi sono pozzi di carbonio naturali. Assorbono anidride carbonica (CO2) dall’atmosfera attraverso la fotosintesi.
Gli scienziati hanno calcolato che questa massiccia riforestazione, indotta dall’apocalisse demografica, portò all’assorbimento di una quantità significativa di CO2 dall’atmosfera. Alcuni studi stimano che l’ammontare di carbonio rimosso fosse equivalente a circa 700 milioni di tonnellate di CO2.
Questa riduzione di anidride carbonica, un potente gas serra, avrebbe avuto un impatto, seppur minimo ma misurabile, sul clima globale. Contribuì, insieme ad altri fattori naturali (come le eruzioni vulcaniche), a un lieve ma percepibile raffreddamento del pianeta.
Non stiamo parlando di una glaciazione, ma di un fenomeno che si inserisce nel contesto della “Piccola Era Glaciale” che caratterizzò i secoli successivi. Le conquiste di Gengis Khan, pur non essendo l’unica causa, diedero una spinta, involontaria e tragica, a questo processo.

La storia di Gengis Khan ci offre una lezione complessa e un po’ macabra: le azioni umane, anche le più distruttive, possono avere conseguenze ambientali inattese e su scala globale. Un conquistatore la cui scia di sangue e distruzione ha, in un’ironia crudele della storia, contribuito a ripulire l’aria. Un “beneficio” involontario che non attenua certo l’orrore delle sue conquiste, ma che aggiunge una sorprendente e quasi inquietante dimensione alla sua leggenda.

